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Nuovo incontro

Il Museo

Un’autobiografia di papa Luciani: così è stato immaginato il Musal (Museo Albino Luciani) a Canale d'Agordo (Bellunno). «Ho immaginato il museo – dice Loris Serafini, curatore scientifico – come la vita di Albino Luciani raccontata da lui stesso». 

Ogni pannello o teca espone i testi con le citazioni autobiografiche tratte dagli scritti di Giovanni Paolo I, dalla prima infanzia fino ai trentatré giorni del pontificato. Ma nel Musal non è coinvolta solo la vista: «In più punti – continua Serafini – si sente la voce stessa del Papa: sono diffusi, a esempio, gli audio con cui 'don Albino' racconta la chiamata prima a diventare sacerdote e poi a diventare vescovo di Roma»; sono in due sale quasi speculari, in pendant, al primo e al secondo piano. In altre sale, schermi proiettano i video dell’epoca. 

È l’architetto Marino Baldin, di Mestre, a curare la realizzazione degli interni: sua l’idea di sale piccole e scure per il periodo della formazione, quasi a significare la lunga gestazione di un ministero di sacerdote e di vescovo. Poi il visitatore è condotto in ambienti via via più illuminati e ampi, per gli anni di Vittorio Veneto, di Venezia e di Roma: sono gli anni in cui vengono alla luce esperienze e studi decennali. 

IN DONO GLI OCCHIALI INDOSSATI DAL PAPA

Proprio sugli ambienti di formazione si concentra Serafini: «Luciani non è il frutto di un caso o di una speciale combinazione genetica»; a prescindere dall’opera della Grazia, per quel che riguarda i suoi imprinting «tutti i suoi educatori, la mamma Bortola, don Filippo Carli, padre Felice Cappello, hanno avuto per maestro don Antonio Della Lucia e il fermento culturale e sociale della pieve di Forno di Canale tra Ottocento e Novecento». Un museo retrospettivo? Tutt’altro. «Le ultime sale – conclude Serafini – guardano al futuro di papa Luciani, un futuro iniziato da Giovanni Paolo II e dal ricordo del suo predecessore; ci sono pannelli dedicati al Luciani di Benedetto XVI, del cardinale Lorscheider, infine al Luciani rivissuto da papa Francesco». 

Il museo stesso è in divenire: sono in via di realizzazione il Centro studi e un’area per scolaresche, dove i ragazzi del catechismo, cui tanto si dedicò Luciani nel suo ministero, potranno continuare ad averlo come educatore. Il Musal si trova nell’edificio già sede del Municipio (più amministrazioni comunali di Canale d’Agordo hanno investito sul progetto) e comprende anche una biblioteca specialistica.

© fonte Avvenire.it

Beatificazione

Nella ricorrenza del trentottesimo anniversario dell’elezione del servo di Dio Giovanni Paolo I al soglio di Pietro, in occasione dell’inaugurazione del museo dedicato ad Albino Luciani nel suo paese natale di Canale d’Agordo, la postulazione della causa di canonizzazione ha voluto onorare questa circostanza con il lascito di un particolare ricordo. Oggi, alla presenza del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, dopo la celebrazione della Messa, saranno consegnati al nuovo museo gli occhiali personali che il servo di Dio Giovanni Paolo I portava al momento della sua morte. 

Un suggestivo ricordo, che era stato premurosamente custodito da suor Vincenza Taffarel, la religiosa della comunità delle Suore di Maria Bambina che aveva prestato servizio nell’appartamento del Papa durante il suo pontificato e che la stessa suora aveva poi consegnato a don Francesco Taffarel, segretario di Albino Luciani negli ultimi tre anni in cui egli era vescovo di Vittorio Veneto. Don Taffarel, venuto a mancare il 1 ottobre 2014, lo aveva conservato presso la sua canonica a Tarzo, nella diocesi di Vittorio Veneto, sino al 6 novembre 2009, quando lo affidò alla postulazione. Essendo perciò chiaro il tracciato di questo oggetto personale - che è appartenuto per molto tempo al servo Dio, ed è rimasto indossato fino al momento del suo ritrovamento al mattino del 29 agosto 1978 - si è deciso di donarlo al museo, che conserva oggi le sue memorie in questo luogo di particolare rilevanza storica per le radici della formazione umana, cristiana e culturale di papa Luciani. Un gesto che vuole essere anche un segno di debita cura verso il lascito dei ricordi e del patrimonio delle memorie del servo di Dio, troppo spesso incorsi nel depauperamento e dispersi. 

Una riconsegna doverosa alla sua memoria è anche tutto il lavoro compiuto nella causa di canonizzazione di Giovanni Paolo I che si avvia ora all’esame di giudizio finale da parte degli organi collegiali della Congregazione della cause dei santi. Si è giunti infatti all’iter conclusivo della fase romana del processo sulla vita, le virtù e la fama di santità di Albino Luciani - che si era aperto il 13 giugno 2008, dopo che era pervenuta a Roma tutta la documentazione della prima fase diocesana svoltasi dal 2003 al 2006 - e che si chiuderà con il decreto sancito dal Papa per la proclamazione delle virtù. La fase romana in questi anni, condotta dal relatore generale della Congregazione dei santi, padre Vincenzo Criscuolo, è stata caratterizzata essenzialmente dallo studio di natura storico-scientifica degli scritti del servo di Dio e dal vaglio di tutte le fonti documentarie con relativa valutazione critica, dalla ricerca necessaria ai fini del recupero completo delle carte di Luciani e dall’elaborazione e composizione della Positio, il dossier, ordinato in base a stabiliti criteri, che comprende tutto il corpus delle prove documentarie e testimoniali che devono dimostrare l’eroicità della vita, delle virtù e della fama di santità. Il vescovo di Belluno-Feltre - che è la diocesi attrice della causa - il 26 agosto dello scorso anno aveva annunciato che la Positio era stata completata e che in ultimo era stata inserita anche una testimonianza d’eccezione: quella di papa Benedetto XVI, che rappresenta un unicum storico. 

La Positio è stata stampata e rilegata in cinque volumi per oltre 3600 pagine complessive, e su questa devono ora esprimersi con voto due sessioni di esami: quella del Congresso dei teologi e quella del Congresso dei vescovi e cardinali. Si è trattato di un lavoro enorme, ma tanto più doveroso ai fini storici, considerato lo scarso interesse storiografico riscosso da Luciani rispetto ad altri papi del Novecento. Per quanto riguarda casi di presunte guarigioni miracolose per intercessione del servo di Dio, che sono trattate con processi distinti, fino ad oggi si registra solo il caso per il quale - tra il maggio 2007 e il maggio 2009 - si è svolta l’inquisizione canonica presso la diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Come è noto da prassi, tuttavia, tale processo non può essere avviato e concluso nella fase romana, prima che siano proclamate le virtù del servo di Dio. Giovanni Paolo I gode di una vasta fama di santità che si è diffusa spontaneamente ed è andata crescendo dalla morte. Numerose sono le grazie pervenute e tra queste ci sono alcune, anche provenienti dall’America latina, che destano considerazione.

© fonte Avvenire.it