Agosto 2013 - Padova

Raduno/assemblea dei soci presso il Santuario di San Leopoldo Mandic

San Leopoldo Mandic e il venerabile Albino Luciani

Il nostro don Albino aveva un forte legame spirituale con il santo frate


Ho presentato in due precedenti contributi la figura di san Leopoldo Mandic, il frate cappuccino vissuto a Padova nella prima metà del secolo scorso e canonizzato da papa Giovanni Paolo II nell’anno 1983. L’attenzione su questo santo, molto venerato anche nei nostri paesi è stata motivata dal fatto che san Leopoldo è stata indicato, nello scorso inizio anno 2020, come “patrono in Italia dei malati di tumore”. Ho poi voluto richiamare i legami particolari con il santo nella realtà bellunese.

San Leopoldo e il papa bellunese Giovanni Paolo I

Nella ricerca di documentazione è emerso anche un forte legame con il nostro Papa Albino Luciani. Lo ricordano gli autori del volume Albino Luciani Giovanni Paolo I. Biografia ex documentis dagli atti del processo canonico (S. Falasca – D. Fiocco – M. Velati, TIPI edizioni, Belluno 2018). Riporto il testo che documenta questo legame: la lettera del padre GIovanni Battista, che concedeva al giovanissimo Albino l’autorizzazione per entrare in Seminario, «venne conservata nel portafoglio, assieme con un’immagine di padre Leopoldo Mandic… e la foto della madre. La lettera non è stata più rinvenuta dopo la morte di papa Luciani, mentre non mancavano l’immagine di padre Mandic e quella della madre» (pag. 65, nt. 20).

Ancora si ricorda: «…nel febbraio del 1928, nell’ultimo tratto della quinta ginnasio, il seminarista Luciani incontrò padre Leopoldo Mandic (1866-1942), il cappuccino bosniaco canonizzato nell’ottobre 1983, di cui portò per tutta la vita nel taccuino un’immagine, assieme a quella della madre e alla succitata lettera del padre. Il frate, stimatissimo dal vescovo Cattarossi, era stato chiamato a Feltre come confessore durante gli esercizi spirituali in preparazione alla Quaresima, quindi prima del 21 febbraio. Fu lui a rassicurare il giovane Albino sulla vocazione e a incoraggiarlo a continuare il cammino intrapreso». È qui ripresa anche la testimonianza dei fratelli: «Mia sorella Nina mi disse che si ricordava che Albino una volta le confidò di essere stato a confessarsi dal padre Leopoldo e che questi lo aveva incoraggiato affinché continuasse il seminario per diventare prete. Mia sorella ricordava che l’incontro con il padre Leopoldo avvenne durante quel periodo del seminario a Feltre» (pag. 94).

La circostanza della difficoltà incontrata dal seminarista Luciani e la immaginetta di Padre Leopoldo conservata nel portafoglio personale di Papa Luciani è ricordata anche dalla nipote Pia. Ecco la sua testimonianza a viva voce: «Quando venne restituito a mio padre il portafoglio dello Zio, dentro il quale c’era ancora, anche l’immaginetta di San Leopoldo Mandic, al quale era molto affezionato, mi venne in mente che se lo Zio aveva seguito la sua strada, era stato merito anche di questo padre. Mi ricordai infatti di un giorno in cui, mentre parlavamo insieme delle difficoltà incontrate da qualche seminarista nel proseguire il cammino iniziato, mi spiegava che anche lui aveva avuto qualche momento di crisi, che era riuscito a superare proprio grazie a questo padre. Era un momento di incertezza, per lo Zio; nonostante il suo entusiasmo iniziale, la vita del Seminario di Feltre non era facile, presentava le sue difficoltà, lui non era sicuro di aver imboccato la strada giusta… padre Leopoldo era in visita al Seminario, accompagnato dal Vescovo, e si era prestato ad ascoltare alcune confessioni dei seminaristi. Anche lo Zio approfittò del nuovo confessore che, alla fine, dopo avergli preso il viso tra le mani, gli disse: ”Sta’ tranquillo e segui la tua strada”. Ad ogni momento di difficoltà, anche dopo l’ordinazione, oltre che pregare, chiedendo l’aiuto del Signore, guardava l’immaginetta e ripensava a quanto padre Leopoldo gli aveva detto in quella occasione, per ritrovarne coraggio e serenità».

Il santo frate cappuccino e padre Felice Cappello

Dalla conversazione con la signora Pia Luciani è emerso anche il ricordo di un legame tra il Santo cappuccino e padre Felice Cappello. Il religioso gesuita, risiedente a Roma, saliva a Caviola, suo paese natale, per le vacanze. Al ritorno a Roma, passava nel convento di padre Leopoldo a Padova. Di questo legame e del giudizio altamente positivo sul religioso da parte di padre Felice Cappello, Albino Luciani è stato portavoce. C’è anche il ricordo, riferito, di un passaggio a Canale d’Agordo del frate Cappuccino e dei gesuita bellunese.

don Giuliano Follin