Ecco alcuni momenti significativi del nostro incontro tenutosi a Roma nei giorni 27 e 28 Agosto 2011

 

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I preparativi

I primi istanti di ogni raduno sono un po’ come il primo giorno di scuola: c’è curiosità, entusiasmo, ma anche un po’ di timore – almeno da parte di chi organizza il tutto – di avere dimenticato qualcosa, di essersi scordato qualche particolare e che proprio quella piccola, trascurabile, dimenticanza si riveli poi fondamentale per la riuscita del raduno. Ma, fortunatamente, è un timore che si dissolve mano a mano che la giornata entra nel vivo, che arrivano le persone, che si rivede qualche amico conosciuto l’anno precedente, che si conosce di persona qualcuno che fino al giorno precedente era solo un nome o un indirizzo con la chiocciola in mezzo. E così anche quest’anno a Roma il rituale si è ripetuto con il viso rosso  di una sempre agitatissima Betty, ma ineguagliabile ed efficientissima segretaria di “Amici di Papa Luciani”, che si è tranquillizzata solo quando si è resa conto che tutto, anche stavolta, sarebbe filato liscio.

Casa Ravasco, la sede scelta per il raduno 2011, non è stata semplicissima da localizzare e da raggiungere. Tutto chiarissimo nelle indicazioni dal suo sito internet, ma quando è stato il momento di raggiungerla dalla stazione Termini, quasi tutti hanno perso un po’ di tempo allungato dalla temperatura esterna a 30 e passa gradi. C’è anche chi, valigia alla mano, se l’è fatta tutta a piedi da Termini fino alla sommità di uno dei 7 colli dove sorge Casa Ravasco giungendovi “leggermente” accaldato.

Ma anche questo fa parte dello spirito del raduno: fare di necessità virtù, di ogni difficoltà un’opportunità ed accoglierla con un sorriso, quello stesso, indimenticabile, che il nostro amico Albino ci ha insegnato a ricordare e possibilmente fare nostro in ogni occasione.

Dopo le presentazioni di rito, la relazione della nostra inossidabile presidente Paola, anche stavolta il gruppo dei partecipanti è stato suddiviso in tre gruppi chiamatei a riflettere sul brano di Giovanni Paolo I, una lettera immaginaria a San Francesco di Sales, tratta dal suo “Illustrissimi”. Ogni brano di Albino Luciani, in ogni frase, in ogni pensiero, in ogni concetto, smentisce clamorosamente chi lo criticava per la sua “eccessiva” semplicità quasi da parroco di campagna. Smentisce questo perché dimostra come la sua comunicativa sia immediata, ma su vari livelli. Comprensibile al bambino, ma densa di significati più profondi per una mente più allenata a non restare in superficie. Dimostra la sua sensibilità, la sua lungimiranza e soprattutto la sua attualità: ogni suo scritto sembra essere stato elaborato il giorno precedente e non trenta, quarant’anni fa. Un altro suo miracolo.

Dopo il pranzo c’è l’occasione di girare per Roma.Al Campidoglio, infatti, è allestita una mostra fotografica su Giovanni Paolo II e il programma del raduno ne prevede una visita. Qualcuno invece preferisce utilizzare quelle ore pomeridiane per un giro nella capitale, città eterna anche nella calura d’agosto. Una volta rientrati alla base Peppe Denora, “miracolato” di Albino Luciani racconta la sua incredibile storia. La sua malattia improvvisa, le cure dolorose che non portavano a grandi miglioramenti, anzi. Il peggioramento della situazione che diventava disperata. E poi quell’inaspettato “incontro”. Quando ormai la malattia, secondo il parere unanime dei medici, non gli concedeva più nemmeno la speranza, ecco invece che nella penombra della sua camera da letto, in preda ad una crisi, che probabilmente doveva essere una delle ultime, sopraggiungere un’inaspettata visita. Gli occhi di Peppe lo riconoscono subito anche perché sul volto si presenta con quell’inconfondibile, dolcissimo, sorriso come a dire: non preoccuparti, ci sono qui io. Un’allucinazione dovuta ai sedativi e alla febbre da cavallo? No, Peppe sostiene di averlo visto davvero, non era un’allucinazione: stava propri lì: ai piedi del letto. Tant’è che la mattina seguente, quando forse in pochi si aspettavano si potesse riprendere dall’ennesima crisi, Peppe si vuole alzare. Non solo, vuole alzarsi e uscire. Sto bene, dice, mi sento perfettamente bene. Il linfoma maligno, ormai del tutto inguaribile, è inspiegabilmente scomparso. Lo confermeranno tutti i più scrupolosi esami ai quali verrà in seguito sottoposto Peppe. Gli stessi medici che di fatto lo avevano dato per spacciato non sapranno spiegarsi questa sua incredibile guarigione, dalla sera alla mattina. Ma Peppe sì. Lui lo sa eccome.

La sua esperienza, Peppe, ormai l’ha raccontata centinaia di volte, eppure ogni volta non manca l’emozione ch’egli prova e che trasmette a chi lo sta ad ascoltare.

I raduni dell’Associazione Amici di Papa Luciani sono sempre molto intensi anche perché sfruttano appieno ogni istante. E per sfruttare ogni istante, la giornata deve inevitabilmente iniziare molto presto. La giornata seguente, domenica 28 agosto, inizia infatti di buon mattino. Alle ore 8.00 è in programma la Messa in San Pietro nelle Grotte Vaticane celebrata da Mons. Enrico Dal Covolo, postulatore della causa di beatificazione di Papa Luciani. Ed essere alle 8 nelle Grotte Vaticane, significa alzarsi molto presto, ma quando lo si fa per un’occasione simile, qualche ora di sonno in meno non pesa per nulla. Dopo la bellissima celebrazione, a ricordo della quale nella cappella delle Grotte Vaticane vengono anche scattate alcune foto, un altro momento ad alto valore emozionale: visita e preghiera sulla tomba di Papa Luciani. Con questo atto si doveva concludere il raduno, ma un’altra emozione stava per arrivare. Il Papa è a Castelgandolfo, ma in Piazza San Pietro per l’Angelus ci sono i maxischermi. Benedetto XVI al termine della spiegazione del salmo domenicale si sofferma a salutare i pellegrini. Proprio al termine di tutti i saluti, dopo anche quelli rivolti ad una squadra di calcio, un pensiero il Papa lo rivolge anche a noi e saluta con affetto i rappresentanti dell’Associazione Amici di Papa Luciani. Il viso di Betty, rosso paonazzo il giorno precedente, si riga d’una (solo una?) lacrima d’emozione e di gioia. Non poteva concludersi meglio, questo raduno 2011. Certo, il tempo per stare assieme è sempre (troppo) poco e in questi casi si vorrebbe che la giornata non finisse mai. Ma le giornate passano lo stesso, le sensazioni positive però, quelle restano molto più a lungo. Forse, addirittura, fino al prossimo incontro.

G.V.