Raduno/Assemblea Associazione Amici di Papa Luciani
28 e 29 Agosto 2010 a Assisi
Percorsi di vita ad Assisi
Il fascino di Francesco. Il fascino di Albino Luciani. Un
fascino fatto di semplicità, di umiltà e obbedienza, di perfetta letizia
nell’intimo e continuo dialogo con il Padre. Un fascino che ancora oggi
coinvolge nel profondo credenti e non. Scoprire quanto il messaggio sempre
attuale del Poverello di Assisi sia stato vissuto passo dopo passo da Giovanni
Paolo I durante tutto il suo percorso umano e pastorale, è stato il fulcro del
raduno svoltosi nella cittadina umbra il 28 e 29 agosto, il primo da quando,
nello scorso febbraio, si è costituita l’Associazione Amici di Papa Luciani. Una
trasformazione che nulla ha tolto alla freschezza del gruppo, come i due giorni
trascorsi nei luoghi di Francesco hanno testimoniato. Messi a confronto su
diversi temi, estrapolati da un’omelia tenuta dall’allora Patriarca di Venezia
nella Basilica Superiore di Assisi, nell’ottobre del 1970, i partecipanti hanno
notato non solo le somiglianze tra i due “protagonisti” dell’incontro,
similitudini rintracciabili e nello stile di vita e in quello spirituale, ma
soprattutto il contenuto, forte e impegnativo, della loro testimonianza,
basilare per affrontare un quotidiano che sovente pone domande cui non è sempre
semplice dare risposta. Gli esempi forniti da Francesco e Albino hanno invece
fornito chiavi di lettura limpide e inequivocabili. A partire dall’essere, sulla
loro scia, “tutto per tutti”. Bellissimo, in teoria. Ma come fare, in una realtà
come quella odierna, in cui contano soprattutto il successo personale e
l’affermazione a tutti i costi del proprio ego? Come riuscire ad aprire le porte
del proprio cuore senza se e senza ma, a seminare amore senza scoraggiarsi, a
rendersi piccoli per meglio capire i più deboli? Le due… guide di eccezione
lavorarono molto su se stessi, smussando gli angoli del proprio carattere, fino
a chinarsi davanti a quelli che il mondo considera “brutti, sporchi e cattivi”,
fino a mescolarsi con il proprio gregge per meglio capirlo. E, per non perdersi
d’animo tra le mille difficoltà che incontravano, altro non fecero che
abbandonarsi a Dio, con una preghiera costante e ricca di Fede. Una Fede che
porta alla Speranza e rende capaci di essere Carità. Altro tema: perdonare.
Anche qui tutto molto bello. Ma ci si riesce “settanta volte sette”? E’ utile o
serve solo a lasciar perseverare nell’errore il fratello, magari poi pronto a
danneggiare qualcun altro? Francesco e Albino vissero il termine “misericordia”
nel senso più pieno, cioè come un andare verso i miseri, verso coloro che
cadono, con un amore infinito che non si pone limiti, che non guarda al
risultato immediato. Sapevano, infatti, che i tempi di Dio non sono quelli degli
uomini e che l’empatia e la dolcezza, alla lunga, vincono pure gli animi più
induriti. Un atteggiamento che apre la strada a una conversione vera, di quelle
che portano frutti. Ultima questione, forse quella più spinosa, è stata offerta
ai partecipanti dalla riflessione sul comportamento del Santo di Assisi e del
pastore di Canale d’Agordo riguardo alle mancanze di alcuni rappresentanti del
clero, argomento che oggi sovente interpella i credenti in maniera bruciante.
Se, come sottolineava Luciani nella sua omelia in terra umbra, Francesco, che
pur aspirava, come del resto il popolo di Dio, a una Chiesa povera e tutta tesa
all’aiuto degli ultimi, invece di criticare i sacerdoti lontani dal messaggio
evangelico pensò soprattutto a “riformare” se stesso, portando
Paola Gottardi - Presidente
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