LE VACANZE DEL PAPA
LORENZAGO. L’incontro di Benedetto XVI con il fratello di
Giovanni Paolo I
«Un mio grande amico»
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Così papa Ratzinger, durante l’ultimo Angelus in terra bellunese, ha voluto ricordare il suo predecessore. Edoardo Luciani racconta... |
di Stefania Falasca
(articolo tratto da 30Giorni)
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«Un mio grande amico».
Così Benedetto XVI ha voluto ricordare Albino Luciani a Lorenzago, il 22 luglio,
durante l’ultimo Angelus
delle sue vacanze estive in terra bellunese. A Canale d’Agordo, il paese natale
di Luciani, il Papa non è andato, ma la presenza dell’anziano fratello
novantenne di Giovanni Paolo I è venuta incontro al desiderio di Benedetto XVI
di recarsi nel luogo che ha dato i natali al suo predecessore. E con parole di
affetto più volte il Papa lo ha ringraziato: «Sono molto lieto che sia presente
il signor Edoardo Luciani, fratello del servo di Dio Giovanni Paolo I: a lui
rivolgo un particolare saluto, con tutto il mio cuore e con grande gioia». Alla
fine dell’Angelus,
Edoardo, accompagnato dalla figlia Pia, è salito a salutare il Papa. Un incontro
breve ma intenso. Quando il vescovo di Belluno, monsignor Giuseppe Andrich, lo
ha presentato a Sua Santità, il Papa lo ha abbracciato ricordando l’occasione
nella quale si erano conosciuti. «“Noi ci conosciamo già”, mi ha subito detto il
Papa, e abbiamo ricordato la circostanza in cui quell’incontro era avvenuto», ci
confida subito dopo Edoardo, Berto, come tutti lo chiamano qui. E sedendosi al
riparo di un po’ d’ombra, lì nella piazza di Lorenzago, mentre un gruppetto di
cinesi con il cardinale Joseph Zen si fa avanti in fila per stringergli la mano,
ancora commoso racconta: «È stato più di vent’anni fa in piazza San Pietro. Era
il 16 ottobre 1983, giorno della canonizzazione di padre Leopoldo Mandic. A Roma
ero andato proprio per partecipare a quella canonizzazione. Noi della famiglia
si era legati con particolare devozione al padre Leopoldo, soprattutto a motivo
di mio fratello. Dopo la morte dell’Albino ci diedero indietro alcuni dei suoi
effetti personali tra cui il suo portafoglio. Nel portafoglio io e mia sorella
Nina trovammo, insieme alla fotografia della mamma e a una lettera del papà,
anche un’immaginetta del padre Leopoldo. Nina mi disse un particolare che le
aveva raccontato l’Albino. Quando era ancora al seminario minore di Feltre, una
volta il padre Leopoldo lo confessò e prendendogli il viso tra le mani gli
disse: “Stai tranquillo e segui la tua strada”. Mio fratello conservò sempre
viva la memoria di quell’incontro tanto che l’immaginetta del padre Leopoldo la
portò poi sempre con sé. Per questo motivo allora decisi, insieme a mia moglie,
di andare a Roma per la sua canonizzazione e fu lì che incontrai il cardinale
Ratzinger, allora già al Sant’Uffizio. Ricordo che eravamo seduti sotto la
gradinata di piazza San Pietro e lui era nelle file più su. Ci vide e venne giù.
Restò a parlare con noi una ventina di minuti. Ci chiese della famiglia,
parlammo della nostra famiglia e dell’Albino. Mi disse che era molto affezionato
a mio fratello. E quella fu l’unica volta che lo vidi prima di adesso. Ecco,
abbiamo ricordato questo e mi ha detto di essere stato molto vicino all’Albino e
che ne fa spesso memoria». Questo il contenuto della breve conversazione con
Benedetto XVI. E mentre nel pomeriggio torniamo a Canale d’Agordo, dove Berto
abita ancora nella casa natale dei Luciani, riaffiorano alla mente altri ricordi
di suo fratello legati a quell’ultima estate in cui lo aveva visto tornare a
casa. E ricorda ancora quando alla fine di giugno del ’78 lo vide per l’ultima
volta a Canale. «Mi disse: “Guarda, Berto, quest’estate non prenderti impegni.
Ho un desiderio che non sono mai riuscito a trovare il tempo di realizzare”. “E
sarebbe?”, gli chiesi. “Mi piacerebbe che tu mi accompagnassi a fare tutto il
giro dei santuari francesi: a Lourdes, La Salette e poi vorrei andare ad Ars, a
Lisieux e ad Annecy, alla tomba di Francesco di Sales… Cerca di convincere anche
Giovanni a venire”, aggiunse, “così porta la macchina”. Erano tutti luoghi
legati alla memoria di figure particolarmente care a mio fratello: il Curato
d’Ars, Teresa di Lisieux, Francesco di Sales, il patrono dei giornalisti, erano
i suoi santi preferiti. Ma quel viaggio non si fece più».