Sono passati trent’anni…
Visita a Canale d’Agordo nel 30° anniversario della morte di
S.S. Giovanni Paolo I
di Marco Bottazzi
Dopo un
viaggio piuttosto lungo in macchina, da solo, arrivo a Canale d’Agordo.Lungo il
tragitto percepisco che una piccola, lenta ma inesorabile trasformazione sta
avvenendo dentro di me,complice sicuramente la mia meta e la motivazione del mio
pellegrinaggio, insieme con le magnifiche visioni delle montagne dolomitiche che
mi circondano. La bellezza del creato serve già, molte volte, a rassicurare e a
scaldare l’anima!Nel piccolo centro dell’alto bellunese tutto parla del suo più
illustre cittadino: Albino Luciani, salito al soglio di Pietro con il nome di
Giovanni Paolo I – già prelato molto apprezzato per le sue doti di fattività,
concretezza, laboriosità e umiltà. Fu vescovo di Vittorio Veneto e
successivamente Patriarca di Venezia, divenne papa e il suo pontificato durò
solo il “tempo di un sorriso”.Un pontificato che si può definire con le stesse
parole riportate sulla lapide che ricorda Luciani nella chiesa di San Giovanni
Battista (la chiesa dove venne battezzato, ricevette i principali sacramenti,
ufficiò la sua prima messa, venne in visita durante l’episcopato a Vittorio
Veneto): “breve, intenso, splendido pontificato”.
Mi sembra di trovarmi come in una cattedrale all’aperto; i miei passi, il mio essere, i miei pensieri, tutto mi sembra, ed io per primo mi sento, inadeguato. Mi assale come un sentimento misto tra tristezza e disagio; presto però la mia mestizia si trasforma in gioia e voglia di fare.
Visito la mostra dedicata a Luciani nella casa parrocchiale, passo vicino alla sua casa natale, vedo la sua immagine nei bei cartelloni presenti all’ingresso dell’abitato, i molti suoi ricordi nei negozi (libri, cartoline, oggetti sacri).Cammino per il paese e mi spingo sino a dove le case si diradano sempre più per lasciare spazio alla natura: qui inizia la magnifica valle di Gares.Tornato in paese mi reco in chiesa dove mi trattengo in preghiera. Mi avvicino alla statua dedicata ad Albino Luciani posta in fondo alla navata, appena entrati nell’edificio sacro sulla sinistra; scrivo una frase sul quaderno delle visite che, come ho avuto modo di sapere dal parroco, si riempie così presto di preghiere, ringraziamenti, richieste di grazie che risulta necessario cambiarlo spesso con un nuovo.Accendo un lumino e resto in preghiera. Una sensazione strana mi pervade, un insieme tra grande gioia e paura di essere indegni di fronte a un così grande esempio di fede. Gli occhi della statua sembrano vivi, ci fissiamo per un breve ma intenso istante; un brivido mi corre lungo la schiena…
Sabato 27
settembre 2008, alle ore 20,30, nella chiesa parrocchiale dedicata a San
Giovanni Battista è previsto un incontro con John Magee, Vescovo di Cloyne in
Irlanda, già segretario personale di papa Giovanni Paolo I (in precedenza, per
alcuni anni sino alla morte, anche di Paolo VI).
Subito dopo una veloce cena mi reco all’incontro con animo emozionato e commosso; potrò incontrare una persona che è stata particolarmente vicina ad Albino Luciani, sentire la sua testimonianza diretta, conoscerlo di persona. Mi aspetto di vedere un prelato invecchiato e dall’aspetto dimesso: niente di più di falso.Poco dopo le 20,30 entra dall’ingresso principale un porporato alto e robusto, un uomo di oltre settant’anni che non li dimostra affatto. E’ cordiale, commosso, inizia il suo lungo racconto in un italiano praticamente perfetto.
Il Vescovo Magee vuole sottolineare subito una cosa importante ed appare categorico nella sua affermazione: “il pontificato di Giovanni Paolo I non è stato stroncato. E’ stato un pontificato pieno! – Tutto quello che il Signore si aspettava da lui è stato fatto!”
Il primo incontro con Luciani avviene in modo strano e inusuale: monsignor Magee è impegnato a raccogliere e a fare trasportare una serie di scatoloni contenenti documenti appartenuti a papa Paolo VI; all’improvviso, lontano lungo il corridoio, si apre una porta ed appare il nuovo pontefice. Il suo aspetto colpisce subito il giovane sacerdote: lo zuccotto è fuori posto e portato in un angolo della testa, sulla veste papale non compare una bella croce ma quella che sembra quasi una coroncina del rosario;lui si lancia verso il papa e lo ossequia.Domanda: “Cosa stai facendo?” – Magee spiega la situazione; Giovanni Paolo I chiede se è possibile avere un caffè…
Non molto più tardi, Luciani è al lavoro; negli appartamenti papali incontra nuovamente il giovane monsignore e lo invita nella saletta detta “del rosario”; “Lei ora sarà scandalizzato di me…”, dice, “potrei avere un altro caffè?”Questa volta, appena partito l’ordine, il papa trattiene però presso di sé Magee e gli chiede di che cosa si occuperà in futuro; saputo della sua volontà di tornare alle missioni gli chiede se è disposto a proseguire la sua missione in Vaticano diventando suo segretario. La risposta è affermativa e così inizia il loro lavoro insieme.“Non sarà facile, però” – “Io mi alzo presto e celebro la prima messa alle 5,30. Se la sente?”, “Tutto quello che mi chiede Santità!”
Ben presto Magee si accorge di come la vita negli appartamenti papali sia cambiata; Paolo VI era più riservato, incontrava poche persone; Luciani si dimostra subito dinamico, vuole parlare e vedere molte persone – “mi sono sentito meno isolato” dice.Il molto lavoro che subito gli cade addosso grava comunque sul nuovo papa; vuole essere presente e attento, affrontare tutti i vari impegni e risolvere le molte questioni. Magee dice di sentirsi sollevato tutte le volte che, a fine giornata, vede il cardinale Villot segretario di Stato, allontanarsi dallo studio del papa .Infatti ciò significa che solo allora il Santo padre ha esaurito i suoi impegni quotidiani e può prendersi il meritato riposo. Le giornate sono così scandite: il papa si sveglia presto, verso le quattro e trenta. Dopo le preghiere e la messa del mattino, fa colazione per poi dedicarsi alla lettura di alcuni quotidiani. Si dedica poi al lavoro sin oltre mezzogiorno; Il pranzo viene servito verso le ore 13.Il papa si concede quindi una piccola siesta. Seguono quindi i vari incontri istituzionali, gli incontri con i collaboratori e quindi con il cardinale Villot.Si cena verso le venti; le preghiere delle sera, il rosario e quindi, verso le 21,30/22,00 è il momento del congedo per il meritato riposo notturno: “A domani, se Dio vuole”; queste sempre le ultime parole al termine della giornata.
Uno dei primi giorni di settembre, Magee si vede recapitare negli appartamenti papali uno scatolone pieno di carte. Sorpreso, chiede a Luciani di che cosa si tratti. “Sono le mie vecchie omelie” risponde il papa, “metta lo scatolone all’ingresso della mia camera da letto. Ogni sera ne leggerò una; sono sicuro che mi aiuterà ad addormentarmi!”
Ecco il papa del sorriso, la persona amabile, pronta all’allegria e alla battuta di spirito. Un uomo gioviale e sereno ma anche fermo e deciso. Obbediente verso la gerarchia, con uno spirito innovatore ma non rivoluzionario; ricorderà “Quella che esce dal Concilio Vaticano II deve essere una Chiesa rinnovata e non una Chiesa nuova.”
Presa una decisione, niente e nessuno, salvo casi eccezionali, può fargli
cambiare idea.
Arriva moltissima corrispondenza; una mattina, nei primi giorni di quel settembre del 1978, il giovane monsignore apre una lettera; è di una persona piuttosto nota (non cita il nome, dice, di un noto studioso, uno storico della Chiesa) – la prima parte contiene tutta una serie di complimenti e congratulazioni per il nuovo pontefice, mentre nella seconda, lo scrivente, si premura di far osservare al papa come sembri non proprio appropriata, o meglio esatta, la scelta del nome: sarebbe dovuto essere “Giovanni Paolo e non Giovanni Paolo I (primo)” – “l’aggiunta di quel “primo” sarebbe stata apposta solo quando e se ci fosse stato, in seguito, un papa con il nome di Giovanni Paolo II (secondo)…” Albino Luciani, calmo e sereno, indica a Magee di rispondere ringraziando per le congratulazioni della prima parte della lettera ma, per quanto riguarda il seguito, vuole sia risposto: “Io mi chiamo Giovanni Paolo I, resto poco perché il secondo verrà presto!”Il segretario resta colpito; non ribatte e risponde come vuole Sua Santità.Come narrato dal vescovo irlandese, Luciani tornerà molte volte a presagire la sua imminente scomparsa. Magee infatti continua dicendo… “Non posso fare a meno di pensare a quel povero uomo consapevole della sua missione e che, accettata senza condizione la volontà di Dio, si grava di un impegno enorme sapendo della sua fine imminente. Non posso fare a meno di ripensare a quell’incontro avvenuto a Coimbra con Suor Lucia; sembra essere stata davvero una premonizione…” Il 6 settembre 1978 Giovanni Paolo I tiene la sua prima Udienza Generale del mercoledì in una sala Nervi (poi sala Paolo VI) gremita di persone; il tema trattato è quello che sempre gli è rimasto più caro: l’umiltà (Humilitas - aveva voluto fosse questa la scritta posta sotto il suo stemma vescovile).Al termine dell’udienza, ricorda Magee, mentre il papa sta lasciando la sala delle Udienze, un giornalista della delegazione messicana riesce ad avvicinarsi a Luciani e a porgergli un fax-simile di un biglietto aereo: tratta Roma – Puebla. Nel successivo febbraio del 1979 infatti, nella città di Puebla, si sarebbe tenuta la terza Conferenza Generale dell’episcopato dell’America Latina ed il papa era stato invitato a parteciparvi.Il biglietto è consegnato al segretario; in macchina poi chiede il cartoncino, lo guarda per un istante e, riconsegnandolo, dice: “Io non andrò mai fuori Roma. Conserva questo biglietto e consegnalo al mio successore, Lui andrà a Puebla!” (1)
C’è una domanda ricorrente che Luciani rivolge al suo segretario: “Perché hanno scelto me? Molti altri candidati erano più validi di me!” – “E’ stato lo Spirito Santo a scegliere!” gli viene replicato, “Lo so, lo so, ma…. Comunque il mio pontificato sarà breve. Io rimango sino a quando il Signore avrà bisogno di me.” “Non dica così”, risponde Magee “siamo su una barca in alto mare e Lei è la nostra guida. Abbiamo bisogno di Lei. Siamo partiti con grande gioia e tutto il mondo è felice per il nuovo papa.” Il giovane sacerdote cerca poi di non farci troppo caso e di deviare la conversazione verso altri argomenti.
Due giorni prima della sua morte, martedì 26 settembre, Luciani riprende ancora questo discorso e vi aggiunge una frase profetica: “Colui che Paolo VI aveva indicato come suo successore era seduto di fronte a me durante il conclave (2). Io me ne vado perché lui verrà presto!”
John Magee resterà ancora in Vaticano come segretario del papa polacco sino alla sua consacrazione a vescovo. Nel 1982 Giovanni Paolo II lo aveva anche nominato nuovo capo delle Cerimonie: come da lui stesso ricordato durante la serata, questa posizione gli ha permesso di accedere all’archivio in cui erano custodite le carte relative agli ultimi conclavi. Prese quelle dell’elezione di Albino Luciani cerca lo schema con la disposizione dei cardinali nella Cappella Sistina durante le votazione; eccola infine: davanti a Luciani era seduto l’allora arcivescovo di Cracovia Carol Wojtyla!
Il vescovo ricorda poi un nuovo episodio curioso. Una ventosa domenica
pomeriggio il papa sta passeggiando nei giardini vaticani; ha con sè alcuni
documenti, carte molto importanti a cui ha lavorato a lungo e che devono essere
consegnate quella sera stessa al segretario di stato cardinale Villot.
Luciani si ferma presso una balaustra per prendere il fazzoletto da una tasca e… hoops! Tutti i fogli volano via e iniziano a volteggiare in aria e molti precipitano giù verso un tetto più basso. Il povero uomo è disperato. Tutto quel lavoro! Che cosa avrebbe consegnato a Villot!
Magee viene informato dell’accaduto. Corre verso il giardino; Giovanni Paolo I è visibilmente preoccupato e rattristato. “Non si preoccupi Santità; lasci fare a me e si tranquillizzi”. Il segretario, una volta visto il papa ritirarsi nel suo appartamento, si mette all’opera.
Intervengono addirittura i pompieri che arrivano a sirene spiegate. Due vigili del fuoco giungono sino ai giardini vaticani; “Sembravano Stanlio e Olio” ricorda Magee, viste le loro figure una secca e lunga e l’altra piuttosto ingombrante…
Il più esile e prestante si cala sino al tetto sottostante e, dopo un lavoro non facile, riesce a raccogliere molti fogli. Altre carte vengono ritrovate in giro, tra le siepi, le aiuole e i cespugli…
Alla fine il documento è ricostruito nella sua interezza; il segretario si presenta a Luciani con il documento e lo rassicura. Il papa è felicissimo, ricorda Magee: “Se avesse potuto, mi avrebbe canonizzato all’istante!”
Il racconto si sofferma quindi su quell’ultima tragica sera di giovedì 28 settembre 1978. Gli eventi sono, purtroppo, già molto noti. Dalle parole di Magee si capisce come sia stato difficile gestire l’emergenza dovuta all’improvvisa e inaspettata morte del papa.
Proprio per questo motivo sono stati commessi alcuni errori, come rivelare alla Radio Vaticano (ad opera del cardinale Villot) alcuni particolari rivelatisi poi inesatti.
Non voglio, qui, soffermarmi oltre sull’episodio della morte. Già molto è stato detto e questo ricordo mi intristisce e addolora alquanto.
Dico solo che lo stesso Magee si trova successivamente in difficoltà poiché viene addirittura indicato da qualcuno come un possibile assassino… Già molte voci parlavano di un complotto e di un possibile omicidio di Albino Luciani.
Alla libera coscienza di ciascuno il trarre le dovute conclusioni sulla vicenda.
Il nuovo pontefice, Giovanni Paolo II, vorrà che John Magee continui a restare con lui in qualità di segretario come a voler dimostrare al mondo la sua buona fede e la grande fiducia che riversava nella persona del monsignore irlandese.
Mi piace concludere con queste parole del vescovo: “Sono stato segretario di tre papi… Ma nessuno mi è entrato nel cuore come Albino Luciani, Giovanni Paolo I”.
Il resoconto dell’incontro con il vescovo Magee nasce dai miei ricordi personali e dall’elaborazione di alcuni appunti presi durante l’incontro; non ho voluto registrare le sue parole preferendo riscrivere quanto veniva detto sul filo della memoria e dei sentimenti che le parole stesse ancora mi suscitano. Possono quindi esserci delle leggere imprecisioni e qualche errore. Non me ne vogliate…
(1) ricordo che quello in Messico, nel febbraio 1979, sarà il primo dei 102 viaggi all’estero di papa Giovanni Paolo II.
(2) Nel 1975, Carol Wojtyla era stato scelto da papa Paolo VI per predicare gli esercizi spirituali alla curia romana. L’impressione sul pontefice fu molto positiva. Sicuramente Montini ammirava e stimava il cardinale polacco sia per la sua fede e preparazione sia per il suo impegno sociale in un paese sotto il controllo comunista.