Gli angelus di Papa Luciani
Ieri
... Ieri mattina
io son andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato
quello che stava per succedere. Appena è cominciato il pericolo per me, i due
colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole di coraggio. Uno ha
detto: «Coraggio! Se il Signore dà un peso, dà anche l'aiuto per portarlo ».
E l'altro collega: « Non abbia paura, in tutto il mondo c'è tanta gente che
prega per il Papa nuovo ». Venuto il momento, ho accettato. Dopo si è trattato
del nome, perché domandano anche che nome si vuol prendere e io ci avevo
pensato poco. Ho fatto questo ragionamento: Papa Giovanni ha voluto consacrarmi,
lui, con le sue mani, qui nella Basilica di San Pietro. Poi, benché indegnamente, a
Venezia gli sono succeduto sulla Cattedra di San Marco, in quella Venezia che
ancora è tutta piena di Papa Giovanni. Lo ricordano i gondolieri, le suore,
tutti. Poi Papa Paolo non solo mi ha fatto Cardinale, ma alcuni mesi prima,
sulle passerelle di Piazza San Marco, m' ha fatto diventare tutto rosso davanti a
20.000 persone, perché ... perché s' è levata la stola e me l'ha messa sulle
spalle. Io
non son mai diventato così rosso! D'altra parte in 15 anni di pontificato
questo Papa non solo a me, ma a tutto il mondo, ha mostrato come si ama, come si
serve e come si lavora e si patisce per la Chiesa di Cristo. Per questo ho detto:
«Mi chiamerò Giovanni Paolo ». Intendiamoci : io non ho né la sapientia cordis di
Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al
loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le
vostre preghiere.
Lassù nel
Veneto sentivo dire: ogni buon ladrone ha la sua devozione. Il Papa ne ha
parecchie di devozioni; tra l'altro a S. Gregorio Magno, di cui oggi ricorre la
festa. A Belluno il seminario si chiama gregoriano in onore di S. Gregorio
Magno. Io ci ho passato 7 anni come studente e 20 come insegnante. Si dà il
caso che oggi, 3 settembre, lui sia stato eletto Papa ed io comincio
ufficialmente il mio servizio alla Chiesa universale. Era romano, diventato
primo Magistrato della città. Poi ha dato tutto ai poveri, si è fatto monaco,
è diventato Segretario del Papa. Morto il Papa, hanno eletto lui e non voleva.
Ci si è messo di mezzo l'Imperatore, il popolo. Dopo, finalmente, ha accettato
e ha scritto al suo amico Leandro, Vescovo di Siviglia: « mi viene da piangere
più che parlare ». E alla sorella dell'Imperatore: « l'Imperatore ha voluto
che una scimmia diventasse leone »; si vede che anche a quei tempi era
difficile fare il Papa. Era tanto buono verso i poveri; ha convertito
l'Inghilterra. Soprattutto ha scritto dei bellissimi libri; uno è la Regola
Pastorale: insegna ai vescovi il loro mestiere, ma, nell'ultima parte, ha queste
parole: « io ho descritto il buon pastore ma non lo sono, io ho mostrato la
spiaggia della perfezione cui arrivare, ma personalmente mi trovo ancora nei
marosi dei miei difetti, delle mie mancanze, e allora: per piacere - ha detto -
perché non abbia a naufragare, gettatemi una tavola di salvezza con le vostre
preghiere ». Io dico altrettanto; però non solo il Papa ha bisogno di
preghiere ma il mondo. Uno scrittore spagnolo ha scritto: « il mondo va male
perché ci sono più battaglie che preghiere ». Cerchiamo che ci siano più
preghiere e meno battaglie.
A Camp David,
in America, i Presidenti Carter e Sadat e il Primo Ministro Begin stanno
lavorando per la pace nel Medio Oriente. Di pace hanno fame e sete tutti gli
uomini, specialmente i poveri che nei turbamenti e nelle guerre pagano di più e
soffrono di più; per questo guardano con interesse e grande speranza al
convegno di Camp David. Anche il Papa ha pregato, fatto pregare e prega perché
il Signore si degni di aiutare gli sforzi di questi uomini politici. Io sono
stato molto ben impressionato dal fatto che i tre Presidenti abbiano voluto
pubblicamente esprimere la loro speranza nel Signore con la preghiera. I
fratelli di religione del Presidente Sadat sono soliti dire così: « c'è una
notte nera, una pietra nera e sulla pietra una piccola formica; ma Dio la vede,
non la dimentica ». Il Presidente Carter, che è fervente cristiano, legge nel
Vangelo: « Bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato. Non un capello
cadrà dalla vostra testa senza il Padre vostro che è nei cieli ». E il
Premier Begin ricorda che il popolo ebreo ha passato un tempo momenti difficili
e si è rivolto al Signore lamentandosi dicendo: « Ci hai abbandonati, ci hai
dimenticati! ». « No! - ha risposto per mezzo di Isaia Profeta - può forse
una mamma dimenticare il proprio bambino? ma anche se succedesse, mai Dio
dimenticherà il suo popolo ».
Anche noi che
siamo qui, abbiamo gli stessi sentimenti; noi siamo oggetti da parte di Dio di
un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche
quando sembra ci sia notte. E' papà; più ancora è madre. Non vuol farci del
male; vuol farci solo del bene, a tutti. I figlioli, se per caso sono malati,
hanno un titolo di più per essere amati dalla mamma. E anche noi se per caso
siamo malati di cattiveria, fuori di strada, abbiamo un titolo di più per
essere amati dal Signore.
Con questi
sentimenti io vi invito a pregare insieme al Papa per ciascuno di noi, per il
Medio Oriente, per l'Iran, per tutto il mondo.
Martedì
prossimo, quasi 12 milioni di ragazzi tornano a scuola. Il Papa spera di non
rubare il mestiere al ministro Pedini con ingerenze indebite se porge i più
cordiali auguri sia agli insegnanti che agli scolari.
Gli insegnanti
italiani hanno alle loro spalle dei casi classici di esemplare attaccamento e
dedizione alla scuola. Giosuè Carducci era professore universitario a Bologna.
Andò a Firenze per certe celebrazioni. Una sera si congedò dal ministro della
pubblica istruzione. « Ma no, disse il ministro, resti anche domani ». «
Eccellenza, non posso. Domani ho lezione all'università e i ragazzi mi
aspettano ». « La dispenso io ». « Lei può dispensarmi, ma io non mi
dispenso ». Il professor Carducci aveva veramente un alto senso sia della
scuola, sia degli alunni. Era della razza di coloro che dicono: « Per insegnare
il latino a John non basta conoscere il latino, ma bisogna anche conoscere e
amare John ». E ancora: « Tanto vale la lezione quanto la preparazione ».
Agli alunni
delle elementari vorrei ricordare il loro amico Pinocchio: non quello che un
giorno marinò la scuola per andare a vedere i burattini; ma quell'altro, il
Pinocchio che prese il gusto alla scuola, tanto che durante l'intero anno
scolastico, ogni giorno, in classe, fu il primo ad entrare e l'ultimo ad uscire.
I miei auguri
più affettuosi, però, vanno agli alunni delle scuole medie, specialmente
superiori. Questi non hanno soltanto gli immediati problemi di scuola, ma c'è
in distanza il loro dopo scuola. Sia in Italia, sia nelle altre nazioni del
mondo, oggi: portoni spalancati per chi vuole entrare alle scuole medie e alle
università; ma quando hanno il diploma o la laurea ed escono dalla scuola, ci
sono soltanto piccoli, piccoli usciolini, e non trovano lavoro, e non possono
sposarsi. Sono problemi che la società di oggi deve veramente studiare e
cercare di risolvere.
Anche il Papa
è stato alunno di queste scuole: ginnasio, liceo, università. Ma io pensavo
soltanto alla gioventù e alla parrocchia. Nessuno è venuto a dirmi: « Tu
diventerai Papa ». Oh! se me lo avessero detto! Se me lo avessero detto, avrei
studiato di più, mi sarei preparato. Adesso invece sono vecchio, non c'è
tempo.
Ma voi, cari
giovani, che studiate, voi siete veramente giovani, voi ce l'avete il tempo,
avete la gioventù, la salute, la memoria, l'ingegno: cercate di sfruttare tutte
queste cose. Dalle vostre scuole sta per uscire la classe dirigente di domani.
Parecchi di voi diventeranno ministri, deputati, senatori, sindaci, assessori o
anche ingegneri, primari, occuperete dei posti nella società. E oggi chi occupa
un posto deve avere la competenza necessaria, bisogna prepararsi.
Il generale
Wellington, quello che ha vinto Napoleone, ha voluto tornare in Inghilterra a
vedere il collegio militare dove aveva studiato, dove si era preparato, e agli
allievi ufficiali ha detto: « Guardate, qui è stata vinta la battaglia di
Waterloo ». E così dico a voi, cari giovani: avrete delle battaglie nella vita
a 30, 40, 50 anni, ma se volete vincerle, adesso bisogna cominciare, adesso
prepararsi, adesso essere assidui allo studio e alla scuola.
Preghiamo il
Signore che aiuti i professori, studenti e anche le famiglie che guardano la
scuola con lo stesso affetto e con la stessa preoccupazione del Papa.
Ieri sera sono
andato a San Giovanni in Laterano. Per merito dei Romani, per la gentilezza del
Sindaco e di alcune autorità del Governo italiano, per me è stato un momento
lieto. Non lieto, invece, ma doloroso fu l'aver appreso pochi giorni fa dai
giornali che uno studente romano è stato ucciso per un motivo futile,
freddamente. È uno dei tanti casi di violenza che continuamente travagliano
questa povera e inquieta nostra società.
È riemerso
anche in questi giorni il caso di Luca Locci, bambino di sette anni, rapito tre
mesi fa. La gente talvolta dice: « siamo in una società tutta guasta, tutta
disonesta ». Questo non è vero. Ci sono tanti buoni ancora, tanti onesti.
Piuttosto, che cosa fare per migliorare la società? Io direi: ciascuno di noi
cerchi lui di essere buono e di contagiare gli altri con una bontà tutta
intrisa della mansuetudine e dell'amore insegnato da Cristo. La regola d'oro di
Cristo è stata: « non fare agli altri quello che non vuoi fatto a te. Fare
agli altri quello che vuoi fatto a te. Impara da me che sono mite e umile di
cuore ». E lui ha dato sempre. Messo in croce, non solo ha perdonato ai suoi
crocefissori, ma li ha scusati. Ha detto: « Padre perdona loro perché non
sanno quello che fanno ». Questo è cristianesimo, questi sarebbero sentimenti
che messi in pratica aiuterebbero tanto la società.
Quest'anno
ricorre il 30° della morte di Georges Bernanos, grande scrittore cattolico. Una
delle sue opere più conosciute è « Dialoghi delle Carmelitane ». È stata
pubblicata un anno dopo la sua morte. Egli l'aveva preparata lavorando sopra un
racconto della scrittrice tedesca Gertrud von Le Fort. L'aveva preparata per il
teatro.
Sul teatro è
andata. È stata messa in musica e poi proiettata sugli schermi di tutto il
mondo. Conosciutissima. Il fatto però era storico. Pio X, nel 1906, proprio qui
a Roma aveva beatificato le sedici Carmelitane di Compiègne martiri durante la
rivoluzione francese. Durante il processo si sentì la condanna: « a morte per
fanatismo ». E una nella sua semplicità ha chiesto: « Signor Giudice, per
piacere, cosa vuol dire fanatismo? », e il giudice: « è la vostra sciocca
appartenenza alla religione ». « Oh, sorelle!, ha detto allora la suora, avete
sentito, ci condannano per il nostro attaccamento alla fede. Che felicità
morire per Gesù Cristo! ». Sono state fatte uscire dalla prigione della Conciergerie, le hanno fatte montare sulla fatale carretta, durante la strada
han cantato inni religiosi; arrivate al palco della ghigliottina, uno dopo
l'altra si sono inginocchiate davanti alla Priora e hanno rinnovato il voto di
obbedienza. Poi hanno intonato il « Veni Creator »; il canto, però, si è
reso via via sempre più debole, man mano che le teste delle povere suore, ad
una ad una, cadevano sotto la ghigliottina. Rimase ultima la Priora, Suor Teresa
di S. Agostino; e le sue ultime parole furono queste: « L'amore sarà sempre
vittorioso, l'amore può tutto ». Ecco la parola giusta, non la violenza può
tutto, ma l'amore può tutto.
Domandiamo al
Signore la grazia che una nuova ondata di amore verso il prossimo pervada questo
povero mondo.